'A
ULISSE'
(un pensiero
gentile per tutti)
≪
Ci sono creature che attraversano il mondo lasciando orme
sulla sabbia, altre che lasciano un'impronta nel cuore di
chi le incontra. Tu appartenevi a queste ultime.
Giungesti quando la nostra
famiglia aveva smarrito qualcosa di prezioso: non soltanto la
serenità, ma quel senso di unità che le difficoltà della vita
sembrano a volte disperdere. Senza conoscere parole, senza
pretendere nulla, ricomponesti ciò che appariva frammentato.
Dove c'era tensione, portavi quiete ...
Dove c'era solitudine, facevi nascere incontro: persino
gli sconosciuti, accanto a te, ritrovavano il coraggio di
raccontarsi, come se la tua presenza rendesse il mondo un
luogo improvvisamente più ospitale.
Quelle circostanze assumevano talora la forma di una visione
di Angeli: ascoltavo, quasi incredulo della fortuna di
trovarmi sulla riva del mare d'inverno, accogliendo
inattese confidenze. Accanto a me c'eri tu, partecipavi quieto
rivolgendo lo sguardo lontano.
Quegli incontri, improbabili e preziosi, facevano
semplicemente parte del tuo modo di stare al mondo –
luoghi sospesi dove il caso può assumere un'intensità
particolare.
E’ proprio qui che il viaggio, nel senso metaforico e
reale del termine, consisteva nello scoprire lungo la battigia
persone che non sapevamo di aspettare: felice di esserci, sei
stato il compagno di quelle esperienze.
Come l'Ulisse di
Omero amavi il MARE, ma non per sfidarlo:
lo abitavi con la gioia di chi riconosce nella libertà il
proprio elemento.
Correvi incontro alle onde, scrutavi l'orizzonte quasi
aspettandoti che qualcuno avesse bisogno di aiuto, pronto a
partire - senza esitazione.
L'avventura, per te, non era conquista: era disponibilità.
Come l'Ulisse
di Joyce insegnavi che la vera epica si nasconde
nelle cose semplici:
un bagno d'inverno, un bastone riportato con orgoglio, una
passeggiata sulla spiaggia, insieme davanti al mare.
Situazioni e gesti minimi, destinati a diventare ricordi
immensi.
Come gli eroi più autentici, conoscevi il significato
della forza.
Mai arrogante, mai prepotente: quando percepivi una minaccia,
non cercavi il combattimento, ma non lo subivi; anticipavi il
pericolo con decisione, mantenendo sempre il controllo fino a
quando anche l'avversario comprendeva che la violenza non
avrebbe avuto ragione di essere. Era una lezione silenziosa di
autodifesa: la forza non per dominare, ma per impedire che
il male prevalga.
Fra tutti i tuoi insegnamenti, comunque, due restano i più
profondi.
- Il primo era la
gratitudine. Sapevi ringraziare con
un'intensità che trasformava ogni dono ricevuto in un dono
restituito. Bastava osservare la tua felicità perché la
nostra si moltiplicasse. Ci ricordavi che nulla è
davvero piccolo, se lo si accoglie con meraviglia.
- Il secondo era
il tuo sguardo. Ci fissavi a lungo, fino a
metterci quasi in imbarazzo, come cercassi qualcosa oltre
i nostri occhi al di là del tempo: un affascinante
mistero, difficile da comprendere bene. Sappiamo tuttavia
ciò che accadeva: per qualche istante sparivano le
barriere del linguaggio, della ragione, perfino quelle che
separano le specie. Restava soltanto uno scambio
silenzioso, fatto di fiducia, presenza e amore; come se ci
ricordassi che le verità più importanti non hanno
bisogno di essere pronunciate.
L'Ulisse di Omero insegna
il coraggio del ritorno; quello di Joyce la dignità della vita
quotidiana; altri Ulisse continueranno a raccontarci
il tempo, la memoria e le ferite dell'uomo.
Tu ci hai
insegnato qualcosa di diverso:
- Che si può essere
forti senza essere violenti.
- Grati senza essere
ingenui.
- Avventurosi senza
smarrire la strada di casa.
- Soprattutto, che il viaggio più grande non è quello che
attraversa il mare, ma quello che conduce un essere
vivente fino al cuore di un altro.
Oggi il mare continua a
muovere le sue onde, come allora; l'orizzonte è rimasto lo
stesso e noi - qualche volta - ci sorprendiamo ancora a cercare una
figura chiara che nuota e corre nell'acqua, con un rametto fra
i denti, pronta a riportare a riva non soltanto un gioco,
ma il ricordo semplice e luminoso
di ciò che rende veramente degna una vita.
Caro Ulisse, hai compiuto il tuo viaggio senza scrivere
una sola parola, eppure ci hai lasciato una delle storie più
vere che mai avremo il privilegio di raccontare. ≫

<= Il
GIOCO <=